Stai cercando una guida che ti spieghi passo passo la differenza tra POS a Canone e POS a Commissioni? Stai valutando quale scegliere dei due ma non sai ancora quale scegliere per la tua attività commerciale?
Oggi proveremo a sciogliere ogni tuo dubbio con questa guida.
Risposta rapida: il POS a canone conviene sopra i €1.700 di incasso mensile, mentre quello a commissioni è ideale per volumi inferiori o attività stagionali. Questa soglia critica può farti risparmiare fino a €2.400 all’anno, ma la scelta dipende dal tipo di attività, dal volume di transazioni e dalle esigenze specifiche del tuo business.
Con l’obbligo di integrazione POS (in alcuni casi anche il registratore di cassa) introdotto in Italia da qualche anno e la mania di dover “pagare con la carta” da parte dei consumatori, scegliere il modello giusto non è più solo una questione di risparmio, ma è una vera e propria strategia aziendale.
I principali operatori del mercato – Axerve, myPOS, Nexi e SumUp – offrono soluzioni diverse che rispondono a esigenze specifiche, vediamole insieme.
Come funzionano davvero i due modelli di pagamento?
Il POS a commissioni è il modello più intuitivo: paghi una percentuale su ogni transazione, solitamente tra l’1% e il 2%, senza costi fissi mensili. È la formula adottata dalla maggior parte delle aziende che vendono POS. Il vantaggio immediato è chiaro: zero costi se non incassi, perfetto per chi inizia o ha vendite discontinue, molto spesso ha un costo iniziale di acquisto del dispositivo.
Il POS a canone ribalta completamente la logica: un pagamento fisso mensile, indipendentemente dal numero o dall’importo delle transazioni. Axerve, tra i leader di mercato, propone piani a partire da €17 al mese per piccole attività. Una volta pagato il canone, le transazioni entro determinati limiti sono gratuite o hanno commissioni simboliche.
La vera differenza, come potrai ben immagine, sta nella filosofia di gestione dei costi. Con il canone, pianifichi esattamente la spesa annuale per i pagamenti elettronici, inserendola come voce fissa di bilancio. Con le commissioni, il costo fluttua seguendo l’andamento del business: nei mesi buoni paghi di più, in quelli difficili risparmi automaticamente.
Le principali offerte del mercato
Axerve: la doppia offerta che stravolge il gioco
Axerve ha compreso che non esiste una soluzione universale e propone entrambi i modelli con il suo POS Easy. Il terminale può essere acquistato a €100 + IVA (da Ottobre 2025 il costo del POS sarà di 99€) con commissioni dell’1% su tutte le transazioni, oppure ottenuto gratuitamente in comodato con canoni da €17 a €22 + IVA mensili (con una percentuale dell’1% + IVA quando si superano i 30.000€ / annui, ma si pagherà solo sull’eccedenza). Inoltre c’è un’imposta di bollo di 16€ per l’attivazione del servizio.
La strategia è chiara: permettere ai commercianti di testare entrambe le formule e scegliere quella più adatta.La soglia di convenienza si attesta intorno ai €1.700 di incasso mensile: sotto questa cifra le commissioni sono più convenienti, sopra il canone diventa imbattibile.
myPOS: l’innovazione senza canone che convince
myPOS ha scelto una strada diversa, puntando tutto sulla liquidità immediata. Il loro sistema accredita il denaro in 3 secondi, eliminando l’attesa tipica di 1-2 giorni lavorativi degli altri operatori. Il modello GO 2 costa solo €29 (quando non è in promo) con commissioni dell’1,20% + €0,05 per transazione.
Per chi movimenta volumi importanti, il piano Plus a €17,90 mensili riduce le commissioni allo 0,95%, mantenendo l’accredito istantaneo. L’IBAN gratuito incluso e la Mastercard business senza costi aggiuntivi creano un ecosistema completo per la gestione finanziaria. Il punto debole rimane l’assenza del circuito PagoBANCOMAT, ancora fondamentale per molte attività italiane che servono clientela locale.
Nexi e SumUp: tradizione bancaria contro disruption fintech
Nexi incarna l’approccio tradizionale del settore bancario italiano. Il piano Welcome applica commissioni all’1,89% per tutti i circuiti, mentre il piano Start a canone mensile include i primi €1.000 di transazioni gratuite. La vera forza di Nexi sta nella capillarità del supporto e nell’accettazione garantita di tutti i circuiti, incluso PagoBANCOMAT.
SumUp rappresenta invece la rivoluzione fintech: €39 per il lettore Solo Lite, commissioni fisse all’1,95%, zero complicazioni. È la soluzione perfetta per chi vuole iniziare subito, senza burocrazia né vincoli contrattuali.
Quando il canone fisso diventa un investimento vincente
I numeri parlano chiaro: il canone fisso conviene nella maggior parte dei casi commerciali reali. Un ristorante medio che incassa €25.000 mensili può risparmiare oltre €500 al mese scegliendo il canone invece delle commissioni. Una boutique con transazioni giornaliere per €2.000 riduce i costi POS di oltre il 90% con il modello a canone.
Ma non è solo una questione di volumi, sia ben chiaro. I professionisti con poche transazioni ma importi elevati traggono enormi benefici dal canone fisso. Un architetto che emette 5 fatture mensili da €2.000 l’una risparmia centinaia di euro all’anno, pur avendo un numero limitato di operazioni. La chiave sta nel ticket medio: più è alto, più il canone diventa conveniente anche con pochi pagamenti.
Le attività stagionali richiedono un’analisi più attenta. Un chiosco balneare aperto 4 mesi l’anno deve valutare se mantenere il canone tutto l’anno o attivarlo solo durante l’apertura. Molti operatori permettono la sospensione temporanea del servizio, ma non tutti. In questi casi, le commissioni potrebbero risultare più flessibili, anche se più costose durante il picco stagionale.
| Tipo Attività | Volume Mensile | Costo Commissioni (1,5%) | Costo Canone | Risparmio Annuo |
| Bar/Caffetteria | €15.000 | €225 | €27 | €2.376 |
| Boutique | €45.000 | €585 | €40 | €6.540 |
| Ristorante | €25.000 | €375 | €27 | €4.176 |
| Professionista | €5.000 | €75 | €27 | €576 |
| Negozio stagionale | €8.000 (media) | €120 | €27 | €1.116 |
I costi nascosti che nessuno ti dice
Quando si valuta un POS, l’errore più comune è fermarsi al confronto tra commissioni e canoni. La realtà è ben più complessa. Il bollo da €16 è una tassa fissa annuale che molti dimenticano di considerare. I costi di conformità PCI per la sicurezza dei pagamenti possono arrivare a €200 annui, spesso mascherati sotto voci generiche come “servizi di sicurezza”.
Le penali per recesso anticipato sono un capitolo a parte, poiché alcuni contratti prevedono vincoli di 24-36 mesi con penali che possono superare i €500. Prima di firmare, verifica sempre le condizioni di uscita. La migrazione dei dati quando si cambia operatore può costare fino a €1.000, specialmente se hai sistemi integrati con gestionali o e-commerce.
L’assistenza tecnica è un altro costo spesso sottovalutato. Mentre alcuni operatori includono il supporto nel canone, altri applicano tariffe orarie che possono raggiungere i €100 per intervento. Le chiamate al servizio clienti potrebbero essere a pagamento, con tariffe che variano da €0,50 a €2 al minuto.
Per le transazioni internazionali, le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Carte non europee comportano maggiorazioni fino all’1%, American Express può arrivare al 3,5% di commissione totale, e la conversione valuta aggiunge un ulteriore 2-4%. Se hai clientela turistica o vendi online all’estero, questi costi possono erodere significativamente i margini.
Come scegliere nell’era della trasformazione digitale 2025
Bene, abbiamo visto tutto a livello di costi, ora non resta che guardare le caratteristiche dei POS o meglio quale valutare prima di acquistarne uno.
Il contactless è diventato lo standard, i pagamenti da smartphone sono in crescita esponenziale e l’integrazione tra online e offline è sempre più seamless. La tua scelta deve guardare non solo al presente ma anche al futuro del tuo business.
Se prevedi una crescita costante, il canone fisso ti protegge dall’aumento proporzionale dei costi. Un negozio che passa da €10.000 a €30.000 di incasso mensile vedrà triplicare le commissioni, mentre il canone rimarrà invariato.
Per chi sta testando un nuovo business o ha forte variabilità stagionale, le commissioni offrono maggiore flessibilità. Paghi solo quando incassi, riducendo il rischio finanziario nei periodi di magra. È anche la scelta ideale per chi vuole mantenere più opzioni aperte, potendo cambiare operatore senza vincoli o penali.
La semplicità d’uso non va sottovalutata. Un sistema complesso rallenta le operazioni alla cassa, frustra i dipendenti e irrita i clienti. I migliori POS moderni hanno interfacce intuitive, formazione minima richiesta e aggiornamenti automatici. Vale la pena pagare qualcosa in più per un sistema che funziona senza intoppi.
Abbiamo visto quindi che la scelta tra POS a canone e a commissioni non ha una risposta universale. Dipende dal tuo volume d’affari, dalla prevedibilità degli incassi, dal tipo di clientela e dalle tue prospettive di crescita.
L’importante è fare i conti con precisione, considerare tutti i costi (anche quelli nascosti) e scegliere un partner affidabile che possa accompagnare l’evoluzione del tuo business. Con la giusta analisi, questa decisione può tradursi in migliaia di euro di risparmio.
| POS a Commissioni | POS a Canone | |
| ✅ VANTAGGI | ||
| Costi iniziali | Minimi o nulli, paghi solo quando incassi | Prevedibilità totale dei costi mensili |
| Flessibilità | Nessun costo fisso durante i periodi di inattività | Risparmio significativo sopra i €1.700/mese di incasso |
| Ideale per | Startup, attività stagionali, volumi bassi o irregolari | Attività consolidate con volumi stabili o in crescita |
| Gestione | Zero rischi, paghi in proporzione agli incassi | Budget fisso e pianificabile per tutto l’anno |
| Scalabilità | Perfetto per testare nuovi business senza impegni | Protegge dalla crescita dei costi al crescere del fatturato |
| Contratti | Spesso senza vincoli temporali o penali | Commissioni ridotte o azzerate entro le soglie |
| POS a Commissioni | POS a Canone | |
| ❌ SVANTAGGI | ||
| Costo totale | Più alto per volumi sopra i €2.000/mese | Paghi anche nei mesi di bassa attività |
| Prevedibilità | Impossibile prevedere i costi mensili | Richiede spesso contratti vincolanti 24-36 mesi |
| Crescita | I costi aumentano proporzionalmente al fatturato | Svantaggioso per volumi molto bassi (<€1.000/mese) |
| Vincoli | Commissioni fisse non negoziabili | Penali per recesso anticipato fino a €500 |
| Break-even | Diventa molto costoso con alti volumi | Spreco di denaro se l’attività chiude temporaneamente |

